Articolo di La Tribune sulla ripresa della cava del Capo Corso

Rassegna stampa · 22/05/2025

[La Tribune] Ferma da sette anni, riparte l’estrazione della pietra del Capo Corso

Inattiva dal 2018, la cava di Petre Scritte a Brando, villaggio di pescatori del Capo Corso a dieci chilometri a nord di Bastia, riaprirà questo mese di maggio.

La società Construction du Cap, controllata del Groupe Brandizi fondato 40 anni fa, ha ottenuto dallo Stato l’autorizzazione all’esercizio al termine di un’inchiesta pubblica incentrata sull’ambiente, le cui conclusioni sono state favorevoli.

Una buona notizia per l’economia locale, di cui beneficerà il comune di Brando, sia per la sua immagine — la pietra che porta il suo nome è un bene patrimoniale e storico prezioso — sia sul piano economico. Sul fronte dell’occupazione, una quindicina di dipendenti saranno assunti nella prima fase di ripresa dell’attività.

Per il suo bilancio, a fronte di una concessione di 30 anni, il comune riceverà un canone annuo di 100.000 euro, dopo aver incassato il “conto” lasciato in sospeso dal precedente gestore, pari a 500.000 euro.

Inoltre, per calmare gli animi dopo la levata di scudi di diverse associazioni ambientaliste, il sindaco Patrick Sanguinetti ha istituito un comitato di monitoraggio incaricato di vigilare sul rigoroso rispetto di tutti i vincoli ambientali imposti dalla DREAL, l’autorità regionale per l’ambiente.

Un’attesa così lunga

L’autorizzazione prefettizia prevede un’estrazione annua di 200.000 tonnellate su un terreno in pendenza di 96 ettari — un balcone sul mare — le cui superfici coltivate non supereranno il 10% della superficie totale.

Attualmente l’azienda sta costruendo sul sito un edificio di 2.000 m² — un investimento di un milione di euro — che ospiterà le nuove macchine per il taglio e la lavorazione.

«Dopo una parentesi così lunga, dobbiamo ricreare un intero mercato», spiega, piuttosto fiducioso, Hugo Brandizi, terza generazione di una famiglia di cavatori e scalpellini.

Nonostante il crollo vertiginoso della domanda pubblica, la Pierre de Brando potrebbe emergere… dal clima di stagnazione generale. «Le aspettative sono alte. Appena è stata annunciata la riattivazione della cava, siamo stati contattati dall’associazione corsa dei copritetto, alle prese da anni con problemi di approvvigionamento e di contraffazione delle lose per i tetti.

L’entusiasmo è palpabile anche tra gli enti locali, in particolare tra i sindaci che hanno monumenti ed edifici storici da restaurare, molti dei quali costruiti in Pierre de Brando…»

Oggi riconosciuta dai Bâtiments de France per le sue qualità fisiche e ornamentali, nonché dal Consiglio scientifico regionale del patrimonio naturale della Corsica, la Pierre de Brando è una quarzite della famiglia del marmo, non porosa, inalterabile al gelo e al sale, che una volta lavorata offre una gamma di colori che va dal verde macchia al blu mediterraneo.

È stata impiegata fin dall’inizio dell’XI secolo in numerose chiese romaniche e ha raggiunto il suo apogeo sotto il Secondo Impero. Ha pavimentato strade e viali di grandi città mediterranee — Marsiglia, Nizza, Livorno, Genova… — ma anche i sagrati di monumenti commemorativi, le banchine portuali (un tempo quelle di Cannes) o ancora il casinò di Aix-en-Provence.

L’azienda parteciperà inoltre alle fiere di settore dedicate alla pietra naturale, con l’obiettivo di attirare distributori nazionali e internazionali e di tornare a crescere sui mercati esteri.

Riconquista del mercato

Come gli scaffali di un supermercato, gli strati distinti della cava permettono di immaginare una riconquista del mercato lungo tre assi:

un ramo «marmo» da cui usciranno pietre d’arte, utilizzate come materiale di alta gamma per i piani di lavoro delle cucine o per rivestire pavimenti e pareti dei bagni;

una filiera «pietra da costruzione» dedicata al restauro del patrimonio storico, pubblico e religioso;

la losa, per la copertura tradizionale dei tetti, un saper fare artigianale tramandato sull’isola dalla notte dei tempi.

La riapertura della cava di Brando indigna gli ambientalisti, che temono un eccesso di polvere e di rumore, il consumo d’acqua e il traffico di mezzi pesanti sulla strada del Capo, molto frequentata dai turisti.

La prospettiva delle elezioni comunali, del resto, mette legittimamente le ali all’opposizione.

«Le piste asfaltate saranno bagnate, la qualità dell’aria e il livello sonoro misurati regolarmente, le acque piovane recuperate, e ogni giorno ci sarà solo una decina di camion in più in circolazione», tiene a rassicurare Hugo Brandizi, che precisa che l’attività sarà sospesa in estate.

La Tribune – Carrière de Brando (PDF, in francese)

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