Cipollino del Capo Corso

Santa Giulia

Marmo d’eccezione

Fronte di cava striato, blu e grigio, della cava di Brando

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La pietra

Santa Giulia è un cipollino, un marmo stratificato del Capo Corso. La sua densità gli permette di resistere al gelo, al sale e all’abrasione, laddove altri marmi richiedono maggiori attenzioni. Le sue venature e le inclusioni di quarzo compongono un’intera gamma cromatica, dall’ocra al blu profondo. La sua migliore garanzia non è un certificato di prova: è essere stata utilizzata come pavimentazione per otto secoli, a Bastia, Genova, Marsiglia e Lione. Una pietra che ha resistito alla strada può resistere a tutto.

La cava di Brando aperta sul mare, nel Capo Corso

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Dal XII secolo

« Il selciato di Bastia, lastricato e formato da lastre di pietra di Brando, estratta da cave vicine, è una sorta di marmo diasprato superiore persino al selciato di Milano, di Firenze e di Napoli; sarebbe più degno di palazzi o di templi che di strade: le sfumature di questa pietra risaltano dopo la pioggia con uno splendore singolare. »

— Archivio stampa, facsimile della Gazette de France, 1837

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Petre Scritte, la pietra scritta

La Corsica si divide in due: il granito a ovest, gli scisti a nord-est. Il Capo Corso appartiene a questi ultimi, ed è da questo versante scuro che nasce il cipollino: un marmo generato dalla compressione alpina, stratificato come pochi altri marmi.

Sul fianco del Capo Corso, rivolto verso il mare aperto, la cava porta da sempre il nome di Petre Scritte, le pietre scritte. Incisioni vi vengono scolpite fin dal XII secolo: segni dei cavatori, marcature di conteggio, iniziali. Là dove la roccia misura il tempo in milioni di anni, l’uomo ha lasciato la propria misura: una firma, all’altezza della mano.

Il cipollino del Capo Corso è uno dei marmi più rari d’Europa; solo una manciata di cave lo estrae ancora. Utilizzato in epoca romana, poi nelle chiese pisane dell’isola, ha successivamente pavimentato Bastia, Marsiglia, Genova, Livorno, Lione e Cannes. Poche pietre hanno contribuito così profondamente a disegnare il volto di una regione.

La sua epoca d’oro arriva sotto il Secondo Impero: cavatori e scalpellini si organizzano, l’industria prospera, la reputazione supera il mare; fino a quando il 1914 ne interrompe lo slancio. Venato di quarzo, mutevole dopo la pioggia, non ha mai smesso di suscitare fascino.

Facciata in pietra incisa con il nome Petre Scritte
« Il selciato, formato da lastre di pietra di Brando, è una sorta di marmo diasprato, superiore persino alle pavimentazioni di Milano, Firenze e Napoli. Sarebbe più degno di palazzi e templi che di strade. »
— Antoine-Claude Valery, Voyages en Corse, 1837
Vista aerea della spiaggia di Santa Giulia in Corsica, con santa Giulia in primo piano

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Santa Giulia

I marmi portano nomi di luoghi: Carrara, Rosso Verona, Portoro. Raramente nomi di persone. Santa Giulia fa eccezione e, questa volta, la ragione risiede anzitutto in lei. Giulia è cartaginese, di nobili origini, ridotta in schiavitù dopo la caduta della sua città. Chi la possiede la descrive prima di tutto per la sua grazia: il mercante che la acquista rimane colpito dalla sua bellezza e dalla sua calma; lo stesso accade al governatore che la giudica. Le offre la libertà in cambio di un semplice gesto: sacrificare agli dèi di Roma. Lei rifiuta, una volta, poi un’altra, fino al supplizio.

La leggenda vuole che la sua nave abbia dapprima toccato l’isola a sud, su quella stessa spiaggia che oggi porta il nome di Santa Giulia, prima di risalire verso nord, dove trova la morte a Nonza, nel Capo Corso. Due estremità della Corsica, un solo nome, come un tratto d’unione tra la sabbia turchese del sud e la roccia del Capo.

Il fatto che la santa sia patrona dell’intera isola e che le sue reliquie abbiano preso, prima ancora della pietra, la via dell’Italia, rende il nome ancora più appropriato. Ma la storia, prima di tutto, racconta ciò che era: una donna che non ha ceduto.

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Là dove vive già

La pietra nel progetto

Santa Giulia si impone con un’autorità discreta. Un lavabo che cattura la luce attraverso le sue stratificazioni. Un piano cucina in cui le venature della pietra entrano a far parte della quotidianità. Sale da bagno in cui la profondità della pietra trasforma l’acqua in qualcosa di prezioso.

Si sente a casa tanto nei palazzi quanto nelle dimore private. La raffinata palette della cava, dal verde al blu profondo, si adatta a ogni visione senza compromessi. Il tempo non fa che affinarla. L’usura diventa patina.

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I colori

Lastra di marmo Santa Giulia con taglio vein cut, che mostra le tonalità Bianco, Blu e Grigio del Capo Corso

Bianco Santa Giulia

Blu Santa Giulia

Grigio del Capo Corso

  • Bianco Santa Giulia
  • Blu Santa Giulia
  • Grigio del Capo Corso

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Varianti

Marmo Zebrino Santa Giulia, taglio cross-cut
Zebrino Santa GiuliaCross-cut
Marmo Cipollino Santa Giulia, taglio vein cut
Cipollino Santa GiuliaVein Cut

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Scheda tecnica

Scheda tecnica del marmo Santa Giulia
Natura geologicaCipollino — calcare metamorfico (marmo)
Composizionesilico-calcarea con calcite, quantità significative di quarzo, piccole quantità di dolomite (CO3)2 (Ca,Mg)
Massa volumica apparente2,68 g/cm³
Porosità1,60 % (non porosa, non geliva)
Velocità di propagazione del suono6.185 m/s
Resistenza al gelonon geliva
Resistenza al saleinalterabile
Durezza superficiale (norma NF B 10-506)rigatura di 1,0 mm
Resistenza alla compressioneda 83 a 91 MPa

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Lavorazione del marmo

  1. 01Lastre grezze
  2. 02Lastre lucidate
  3. 03Blocchi da taglio
Lastre di marmo segate, pronte per la lavorazione

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